Pumpkin Spice Latte
A volte la magia non finisce. Smette semplicemente di trasformare le cose.
Ognuno di noi ha una persona, ancora presente o non più vicina, il cui ricordo, in un istante, è in grado di cambiare il colore di una giornata.

Pumpkin spice latte nasce dentro quel momento.
È una ballad autunnale fatta di foglie che cadono, città immerse nell’oro, sogni che sembrano più reali della realtà e piccoli rituali capaci di diventare enormi quando qualcuno li condivide — o li ha condivisi — con noi.
Poi qualcosa cambia.
La scenografia rimane la stessa.
Le foglie continuano a cadere. La tazza è ancora lì. Arriva Halloween, arrivano le zucche, le luci, i colori. Ma l’incantesimo non funziona più.
Quando la magia diventa ordinaria
Al centro di Pumpkin spice latte c’è il momento in cui idealizzazione e realtà finalmente si incontrano.
Quello che sembrava straordinario torna ordinario, anzi logico.
La rana torna ad essere soltanto una rana.
Il fantasma, soltanto un lenzuolo.
Il mondo non si trasforma più soltanto perché desideriamo che lo faccia.
Ma Pumpkin spice latte non è una canzone sulla fine della magia: è una canzone sul momento in cui scopriamo che, seppur finita, possiamo riviverne gli effetti ancora una volta. Non con qualcuno. Non attraverso qualcuno. Ma anche da soli, soli con noi stessi, nel nostro micro-mondo.
Pumpkin Spice Latte
C'era un tempo,
in cui eri speciale.
Tornavo da te con un brivido dentro.
Avevo ancora il tuo tocco su tutto il mio corpo,
il tuo viso ben chiaro ad ogni battito d’occhi.
C’era un tempo
in cui neanche di notte
smettevi di esser reale nei sogni.
E mi svegliavo ancor più lontano
dal grigio dei giorni, tutti banali.
E continuavi
a tenermi per mano
mentre bevevo
il mio pumpkin spice latte.
Mentre cadevano
fuori le foglie,
sul campo urbano,
aiuola di piazza.
Immerso nell’oro,
sommerso da gente,
da cui ero lontano
col mio pumpkin spice latte.
E poi…la magia,
quel forte decoro,
così all’improvviso!,
Tornava babbana…
Puff!
(Non
trasforma
le cose)
E “gra!” poi la rana è solo la rana.
E no! Non mi sento, non sono, immortale.
E sì quel fantasma è solo un lenzuolo.
E certo! È verdura, la mangi, la zucca.
E Buuuuu
Buuuu
Buuuu
Non continuavi
a tenermi per mano
mentre bevevo
il mio pumpkin spice latte.
Mentre cadevano
fuori le foglie,
sul campo urbano,
aiuola di piazza.
Immerso nell’oro,
sommerso da gente,
da cui ero lontano
Col mio pumpkin spice latte.
Volavo lontano
Col mio pumpkin spice latte.
Ogni magia esiste davvero
finché non sorge
la prova
del sole,
che porta alla luce
il mondo più vero,
in cui si riduce
a una sola visione
quel tuo sorriso:
il mio pumpkin spice latte
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