Scendi e vieni a sostituire il mondo. Scendi e vieni a sostituire il mondo. Scendi e vieni a sostituire il mondo.
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🎵 Il telescopio del 10 Agosto

Scritta l’8 agosto, prima notte di ferie, il giorno prima del lancio dello OMEGA X SWATCH Mission To Earthphase Moonshine Gold.

Come ogni anno nelle notti prima di San Lorenzo, un silenzio insolito scivola tra le strade, la città si svuota per le partenze e resta come un fantasma che respira appena. È lì che nasce questa canzone: nel vuoto che invade, nell’attesa di un evento che non arriva, nelle oscillazioni tiepide tra estate e autunno, tra luce e ombra.

Ho sempre guardato il cielo con tremula paura, forse cercando risposte.

Quest’anno sono tornato al 10 agosto di qualche anno fa: la fine della terza media, sul terrazzo del tetto della mia villa a Monteforte. Come regalo d’esame, avevo chiesto un telescopio. Lo avevo scelto, con i miei genitori, con estrema cura, restando diverse ore dall’unico ottico che c’era ad Avellino, lo stesso dove papà aveva appena cambiato gli occhiali.

Finalmente avevo il mio telescopio, dopo anni che lo volevo; lo strumento giusto, per il posto giusto, al momento giusto: il telescopio per quel terrazzo, sul tetto, a San Lorenzo.

Eppure, 10 agosto, la delusione: leggo almeno 3 volte il manuale, controllo e ricontrollo, alterno i filtri. Ma il nero non cambia.

Le stelle non esplodono davvero, non iniziano ad assomigliare a decorazioni a 5 punti, come i ninnoli dell’albero o gli FX dell’attacco delle guerriere Sailor. Filtro 200x, filtro 1000x, non importa: le stelle restano puntini.

Ed ecco, a distanza di anni, la consapevolezza: è forse l’occhio, soprattutto a quell’età, a volerle trasformare in sogni.

Forse è tutto proprio in quel pre-sguardo — nell’illusione che ci permettiamo, nello spegnere per un attimo il senso vero, per muoverci in uno spazio che non esiste, ma che è migliore di quello reale.

Il telescopio del 10 agosto non è una canzone di arrivo, ma è un ricordo, un passaggio. È il limbo che precede, il respiro trattenuto prima che la notte cada del tutto. Ho provato a fermare quel limbo, a congelare quel silenzio cittadino dei primi giorni di ferie, ho provato a tutelare il ricordo del telescopio sul tetto di casa di Monteforte; per preservarlo, ho provato a scriverlo, a farlo suono.

Lirycs

Poche ore prima della notte di stelle,

si srotola un silenzio strano sulle strade,

la città, deserta, fantasma, attende qualcosa,

assopita nel vuoto che la invade.

È limbo che oscilla fra contrasti,

la notte accelera le sue cadute pre-autunnali,

su spazi

di nessuno e che, più vasti, bollono

in temperature tropicali.

Anche l’ultimo lavoro si è acquietato,

il trillìo, quel ruzzolare orario,

l’inizio delle ferie,

evitare di guardare il calendario.

verde e cloro:

Ricordo il telescopio sopra il tetto,

tubolare,

metallo giallo-arancio,

ruotavo ciascun filtro, maledetto!,

guardavo il cielo, poi il foro, poi il bilancio:

le stelle restano puntini,

non esplodono in spigoli sognanti!

Il cielo, tutto attorno, resta nero.

Se vuoi muoverti tra sogni scintillanti

devi spegnere il senso vero.

Poche ore prima delle stelle,

si srotola un silenzio strano sulle strade,

la città, deserta, a mattonelle

ha qualcosa, di assopito, che la invade.

È limbo che oscilla fra contrasti,

la notte accelera cadute pre-autunnali,

e ostenta nullismi che, più vasti,

tremano in caldi tropicali.

Ricordo il telescopio sopra il tetto,

tubolare,

metallo giallo-arancio,

ruotavo ciascun filtro, maledetto!,

guardavo il cielo, poi il foro, poi il bilancio:

le stelle restano puntini,

non esplodono in spigoli sognanti!

Il cielo, tutto attorno, resta nero.

Se vuoi muoverti tra sogni scintillanti

devi spegnere il senso vero.

Le stelle restano puntini,

non esplodono in spigoli sognanti!

Il cielo, tutto attorno, resta nero.

Se vuoi muoverti tra sogni scintillanti

devi spegnere il senso vero.